Nome dell'autore: Michelangelo Bonessa

Giornalista per inclinazione allo scrivere e al non essere allineato, direttore editoriale dell'Osservatore Meneghino per le mille e imperscrutabili vie della vita. Ho scritto per Narcomafie, Corriere, Giornale, Fattoquotidiano, LaPrealpina, Stile, 2duerighe.com, MilanoPost, l'Esagono e molti altri.

Il Comune non risponde sui 150 progetti di Sala

Il Comune non risponde sui 150 progetti di Sala. Abbiamo chiesto all’ufficio stampa del Comune di Milano se il sindaco Giuseppe Sala avesse intenzione di rendere pubblica la lista di 150 progetti indagabili dalla Procura di Milano. Perché se un sindaco dice che ci sono 150 progetti potenzialmente da manette per lui e i dirigenti del Comune, sarebbe pure il caso che qualcuno gli chiedesse conto di questi progetti. Chi li ha creati? Chi li ha firmati? Perché qui non si parla solo di soldi, si parla della città: ciò che hanno scoperto i magistrati (a cui va ancora un grazie), e hanno confermato i giudici, è che la “creatività costruttiva” di alcuni operatori immobiliari mette a rischio le infrastrutture dei quartieri. Vuol dire non avere più l’elettricità a sufficienza, vuol dire avere il rischio di fognature che esplodono, per non parlare di incremento del traffico, scuole sovraffollate e così via. Perché che piaccia o no a chi ha mosso certe pedine sullo scacchiere milanese, una città ha bisogno di cose intorno alle case. Per questo ci sono delle regole che non vanno derogate. Altrimenti i quartieri diventano inabilitabili. E poi arriva il degrado. E poi problemi decennali per la città. Intanto però chi ha firmato i progetti è sparito, magari dandosi al commercio di panini in Venezuela. Allora prima che si verifichi uno scenario del genere, e Crescenzago è sulla buona strada insieme a piazza Aspromonte, perché il Comune non risponde sui 150 progetti di Sala? Sarebbe il caso di agire ora prima di veder collassare la città sotto i colpi di un’eredità pesantissima vista la sua consistenza cementizia.

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A Palazzo Pirelli il convegno su Strehler

A Palazzo Pirelli il convegno su Strehler. Nella suggestiva cornice di Palazzo Pirelli, un convegno di illustri personalità e appassionati del teatro si è riunito per onorare la memoria di uno dei giganti della scena teatrale italiana ed europea: Giorgio Strehler. Questa straordinaria figura, spesso chiamata “il ragazzo di Trieste,” è stata celebrata per la sua straordinaria carriera e la sua capacità di trasformare il teatro in un’arte contemporanea e accessibile a tutti. Federico Romani, il Presidente del Consiglio regionale della Lombardia, ha aperto il convegno con parole toccanti, sottolineando come Strehler sia stato in grado di unire il suo eccezionale talento con l’influenza delle culture variegate delle terre di confine, che hanno contribuito a plasmare la sua visione artistica. Milano, la città che ha accolto Strehler a braccia aperte, è stata teatro delle sue più grandi opere, e ha dimostrato di essere un luogo in cui i talenti possono sbocciare e prosperare. L’evento, intitolato “Giorgio Strehler. Non chiamatemi maestro,” è stato organizzato dal Comitato di Milano dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), in collaborazione con l’iniziativa “Milano è memoria” del Comune di Milano e il patrocinio del Consiglio regionale della Lombardia. Questo convegno ha rappresentato un’opportunità per esplorare il percorso umano e artistico di Giorgio Strehler, un uomo nato a Barcola, Trieste, il 14 agosto 1921. Strehler proveniva da una famiglia in cui le lingue e le culture si intrecciavano in modo unico: il nonno parlava il slavo, la nonna il francese, e il padre era di origini viennesi. A soli sette anni, dopo la perdita prematura del padre, si trasferì a Milano con sua madre, una rinomata violinista di organini dalmate e francesi. Qui si diplomò all’Accademia dei filodrammatici nel 1940. La sua opposizione al regime fascista nel 1944 lo costrinse a fuggire in Svizzera, dove fondò la “Compagnie des Masques” sotto lo pseudonimo Georges Firmy. Dopo la fine della guerra, Strehler tornò a Milano e, nell’aprile del 1947, fondò il “Piccolo” insieme a Paolo Grassi e Nina Vinchi. Questo teatro, concepito come un servizio pubblico, sarebbe diventato una delle istituzioni teatrali più importanti in Europa. Nel 1968, in un periodo di fervente contestazione, Strehler lasciò il “Piccolo” per dare vita a un nuovo gruppo teatrale, “Teatro e Azione,” basato su principi cooperativistici. Tornò poi alla direzione del “Piccolo” nel 1972 e lo guidò fino alla sua morte. Un sogno realizzato da Strehler fu la creazione del “Théâtre de l’Europe” a Parigi nel 1983, un teatro sovranazionale dove culture diverse potevano dialogare e confluire. Nel 1987, aprì la Scuola di Teatro “Luca Ronconi.” Ma Strehler non fu solo un maestro dell’arte teatrale; si impegnò anche in politica, diventando parlamentare europeo nelle file del PSI nel 1983 e poi senatore della Sinistra Indipendente a Palazzo Madama nel 1987. La sua morte, avvenuta nella notte di Natale del 1997 a Lugano, ha lasciato un vuoto incolmabile nel mondo del teatro. Tuttavia, il convegno “Giorgio Strehler. Non chiamatemi maestro” ha permesso di rievocare la vita intensa di questo autentico genio che ha rivoluzionato il teatro e gettato le basi per la nascita della regia teatrale moderna. Numerosi partecipanti al convegno hanno condiviso le loro esperienze personali e professionali con Strehler. Andrea Jonasson, l’attrice che Strehler ha diretto in indimenticabili allestimenti teatrali, ha evidenziato il suo impatto duraturo sul mondo dello spettacolo. Attori e registi formati alla sua scuola hanno testimoniato come Strehler abbia influenzato in modo indelebile le loro carriere. In conclusione, questo convegno ha reso omaggio a Giorgio Strehler, un uomo che ha segnato la storia del teatro italiano ed europeo. Il suo spirito innovativo e la sua dedizione alla creazione artistica vivono ancora oggi attraverso le opere che ha lasciato dietro di sé e attraverso l’influenza che ha esercitato su generazioni successive di artisti teatrali. Giorgio Strehler è e resterà sempre un’icona del teatro, un maestro eterno.

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